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Studio 7.5

Progettista da Mirra
 

Quando Burkhard Schmitz, Claudia Plikat, Nicolai Neubert e Carola Zwick fondarono lo Studio 7.5 a Berlino, Germania, cercavano la libertà di poter lavorare a progetti interessanti: libertà dalle regole, dai ruoli e dai titoli.

Ed è questo in questo modo che hanno operato da allora in poi. "Qui non ci sono capi," dice il gruppo, di cui ora fa parte anche il fratello di Carola, Roland. Preferendo essere ascoltati come un'unica voce, continuano, "Tutti fanno tutto. È così che coltiviamo le idee e ci manteniamo aperti e curiosi."

All'inizio del loro sodalizio, nel 1992, subito dopo l'unificazione della Germania, era molto difficile trovare spazi per uffici a Berlino, e così optarono per un'alternativa: noleggiare un autocarro da 7,5 tonnellate la cui guida non richiedesse il possesso di una patente speciale. "Pensavamo di caricare il nostro laboratorio di modelli e spostarci da un sito di un progetto all'altro," spiegano. E così nacque il nome "Studio 7.5". Sebbene poi non abbiano mai acquistato l'autocarro, perché alla fine riuscirono a trovare uno spazio per il loro ufficio, il nome è rimasto.

Quando progetta dei prodotti per i clienti, Studio 7.5 si muove in fretta, passando dalla fase concettuale alla realizzazione del prototipo, di qualunque cosa si tratti, a volte in soli uno o due giorni.

E come ai bambini piace giocare con la creta, così questa per loro è l'attività preferita.

"Per progettare i prodotti occorre lavorare in tre dimensioni," proseguono, "per cui non sprechiamo tempo nel rendering. Disegnare al computer non può sostituire il tatto, l'odore, la sensazione fisica."

E quando si trovano in disaccordo - cosa inevitabile in un ambiente collaborativo - a chi spetta l'ultima parola? "Discutiamo del problema e cerchiamo di lasciare che sia l'idea ad avere la meglio," sostengono. Potrebbe sembrare complicato quando sono coinvolte quattro o cinque persone, ma se due di noi stanno discutendo, ad esempio, gli altri possono fare da arbitri ed esprimere il loro giudizio appoggiando l'idea dell'uno o dell'altro. Anzi, in questo modo è più facile perché ci sono più pareri."

Una predilezione li mette tutti d'accordo: disegnare mobili. L'aspetto più interessante del progettare mobili, rispetto ad esempio al disegnare un registratore, è che nel caso del registratore il designer è l'ultimo anello della catena di comando. Il suo unico compito è quello di creare un bell'involucro. Sui mobili il designer interviene in modo olistico."

Per loro disegnare sedie da ufficio è estremamente gratificante. "Non definiamo solo l'aspetto di una sedia ma anche quelle che saranno le sue prestazioni e perfino le caratteristiche del tilt. Siamo coinvolti nel comportamento fisico della sedia perché la bellezza non riguarda solo ciò che vedi, ma anche ciò che senti."

La gioia che il gruppo ricava dal proprio lavoro è evidente. Per dirla con le parole che Burkhard, Nicolai e Carola usano con i loro studenti (sono anche professori universitari), "Se vuoi diventare ricco vai a lavorare in banca. Se vuoi diventare famoso, rapina una banca. Ma se ti piace creare oggetti, diventa un designer e sarai un re. È la più bella professione al mondo."

Soprattutto se godi della libertà di svolgerla a modo tuo.

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