Le persone amano i propri mobili. Ci si affezionano. "Per questo motivo il mio obiettivo è disegnare mobili che si adattino alla vita della gente," esordisce Mark Goetz. "Voglio che anche i mobili da ufficio acquistino un'anima, come se fossero oggetti di casa."
I mobili devono assolvere una funzione, sostiene Goetz, ma il compito del designer non finisce qui. "Una buona soluzione non è necessariamente una soluzione che piace. Gli oggetti devono essere capaci di suscitare amore e desiderio oltre che di fornire una soluzione.”
Goetz disegna oggetti amati e desiderati dal 1986, dopo la laurea conseguita al Pratt Institute di New York. Nel 1988 fonda lo studio TZ Design a New York. Ha creato prodotti per bambini per Marimekko, zaini e borsoni per Le Sportsac, oggetti da tavolo per Crate & Barrel e oggetti di cristallo per Steuben.
Ha anche disegnato una varietà di prodotti per l'industria dei mobili in appalto, tra cui tavoli, librerie e oltre 60 sedie. I suoi pezzi arredano la sede dei Chicago Bulls, il Kennedy Center a Washington e l'ufficio del rettore della Harvard University.
Per Herman Miller ha disegnato il divano Goetz. "Cerco di dare agli oggetti una fisionomia riservata, quieta, perché possano adattarsi ad ambienti eterogenei," prosegue. Ma cerco anche di creare forme interessanti, capaci di piacere veramente: qualcosa di fresco e nuovo."
Il divano è stato per lui una sfida formidabile, perché era destinato alla Herman Miller Collection di prodotti classici per la casa e l'ufficio che hanno definito l'essenza stessa del design del ventesimo secolo. Se mi trovassi seduto in una stanza a fianco di Eames, Nelson e Noguchi," racconta, "e il tema fosse il design, io non parlerei ma resterei ad ascoltare. Per disegnare il divano mi calai nel ruolo dell'osservatore, cercando di capire quali fossero le qualità che rendevano meravigliosa la collezione. Volevo creare qualcosa che richiamasse la collezione e nel contempo la arricchisse."
Quello che più mi preme "è riuscire a fare in modo che la gente si senta a proprio agio col mio lavoro," conclude Goetz, "che capisca che è stato creato proprio per loro."