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Andersen, Londra

Andersen uses Herman Miller office furniture

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Andersen è una delle 5 principali società globali di consulenza aziendale, con oltre 85.000 dipendenti in 84 nazioni. Il successo di questa società è fondato sulla capacità di ‘pensare diversamente’ per assumere un approccio audace e originale alla soluzione di problemi e alla creazione di valore.

È questo l’approccio adottato da Andersen a una sfida interna: il rinnovo di due uffici chiave a Londra. Per questo progetto, Andersen ha scelto un sistema di mobili che all’epoca non era stato ancora introdotto sul mercato, per il quale non erano stati fissati i prezzi e il cui design era nelle fasi iniziali: Array di Herman Miller. Perché Andersen ha deciso di puntare su un prototipo per un progetto ad alta velocità e di alto profilo che avrebbe significato passare ‘da modello a installazione in 6 mesi'?


Una nuova strategìa
La ricerca di una soluzione per i mobili era solo una parte della rivisitazione del modo in cui allineare il facility management dell’azienda alle strategie in mutamento. Keith Lawson, consulente di design per il gruppo che si occupa delle facility alla Andersen nel Regno Unito, e David Gill, capo del gruppo proprietà nel Regno Unito, hanno studiato a fondo il modo in cui usare al meglio lo spazio di cui i 4.000 dipendenti che lavorano nella capitale avevano bisogno.

Per raggiungere i loro obiettivi, si sono rivolti alle società di consulenza progetti ORMS e BDG McColl affinché lavorassero con l’ufficio progetti interni sui grandi miglioramenti da apportare al ‘campus’ Andersen nel centro di Londra. La palazzina principale, Arundel Great Court, è stata ristrutturata in modo da poter ospitare un ristorante, una reception, passaggi pedonali e persino un edificio nuovo nel cortile. Parte del personale, inoltre, doveva essere trasferito da vari uffici a Bush House, un palazzo vicino a Arundel Great Court.

Una soluzione nuova
Nel frattempo Keith Lawson cercava mobili per la palazzina nel cortile di Arundel Great Court e per Bush House e voleva una soluzione che avrebbe soddisfatto le esigenze tecniche con eleganza, un prodotto che avesse stile e sostanza. Prodotto che ha trovato nello showroom di Londra della Herman Miller: un prototipo a parete centrale che non era in vendita ma che l’ha colpito immediatamente. E l’opportunità di lavorare con Herman Miller per influenzare lo sviluppo del prodotto rappresentava un’ulteriore attrattiva.

La parete centrale del sistema Array era ideale per Bush House, che offre solo 40-60mm di spazio sotto il pavimento. È pertanto facile per il personale arrivare con laptop, caricabatterie, stampante e fax su carrello mobile, collegarsi e cominciare a lavorare.

I commenti del team Andersen hanno portato ad adattare la parete centrale del sistema ai soffitti bassi di Bush House riducendone la lunghezza per creare un look più leggero. Schermi piatti e accessori potevano ‘galleggiare’ dalla barra di servizio per avere più spazio sulla scrivania.

Il collegamento delle scrivanie autonome alla parete centrale offriva una flessibilità infinita e il prodotto è stato modificato per creare stazioni di lavoro per il call centre. Per sfruttare al massimo lo spazio limitato, la parte frontale delle scrivanie è stata curvata leggermente per incoraggiare l’utente a favorire la parte sinistra o destra e sedersi quindi in posizione 'retro-retro' ma leggermente ad angolo.

Una delle priorità era la rapidità: Andersen aveva solo sei mesi prima che il personale si trasferisse a Bush House e nella palazzina nel cortile di Arundel Great Court. ‘Non potevamo certamente permetterci nessuna sorpresa’, ha detto Elaine Stewart, che ha fatto parte del team Herman Miller che ha gestito il progetto. Lo sviluppo è stato rapido e sono stati tenuti in considerazione pareri e commenti dati su una serie di modelli da BDG McColl, ORMS, dal team di design della Andersen e da gruppi di utenti. Herman Miller è stata anche coadiuvata da Faithdean, il rivenditore locale, che ha svolto un ruolo chiave nella gestione del progetto e nell’installazione.

Missione compiuta
‘È andato tutto bene, e questo contro ogni aspettativa’ conclude Keith Lawson, che fa notare che tutti i suoi criteri sono stati soddisfatti nonostante ‘la gara col tempo.’ Secondo lui il progetto non ha nulla da invidiare ad altri progetti a cui ha preso parte con prodotti già usati e testati.

L’approccio congiunto adottato da Herman Miller, Faithdean, Andersen e le società di consulenza è stato fondamentale per mettere a punto un prodotto di successo in tempi limitati. Come dice Keith Lawson: ‘le persone giusto al posto giusto al momento giusto’.

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